Il ruolo centrale della ghiandola pineale nella Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI) e nella cura delle malattie sistemiche

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L’integrazione di tutta la vita biologica si fonda su tre sistemi fondamentali: il sistema nervoso, il sistema endocrino ed il sistema immunitario.
La nuova disciplina medica della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI) rappresenta lo studio delle reciproche interazioni fra i tre sistemi essenziali regolativi della vita e dei relativi meccanismi chimici, attraverso cui le emozioni e gli stati della coscienza influenzano la biologia del corpo umano modulando la funzionalità del sistema immunitario in senso inibitorio o stimolatorio (1).

Il sistema nervoso media la vita psico-mentale, mentre il sistema immunitario è in relazione agli stati della coscienza, quindi alla dimensione spirituale dell’auto-coscienza, essendo la coscienza spirituale ed il sistema immunitario le sole due realtà di un individuo caratterizzare da una singolarità assoluta ed irrepetibile.
Ruolo fondamentale ed insostituibile nella regolazione della integrazione fra sistema nervoso, endocrino ed immunitario è quella della ghiandola pineale, una delle sette fondamentali ghiandole endocrine, in quanto unico organo in grado di modulare la vita biologica in relazione alle condizioni energetiche universali, in particolare al ritmo luce/buio quale primo atto della vita ed alle condizioni magnetiche (2).

La ghiandola pineale produce in relazione alle differenti ore del giorno diversi ormoni di natura indolica e beta-carbolinica. I principali indoli sono 4: melatonina (MLT) durante il periodo di oscurità, il 5-metoxitriptofolo (5-MTP) nel periodo di massima luce, la 5-metoxitriptamica (5-MTT) nel primo pomeriggio ed il 5-idrossi-indol-acetico (5-MIA) al mattino. La pineale produce inoltre decine di beta-carboline, di cui la principale è la pinealina (PNL) o 6-metoxi-1,2,3,4,-tetra-idro-beta-carbolina.
La PNEI si è venuta pertanto a porre a principio di rivoluzione totale della vecchia Medicina meccanicistica ed organicistica, che divideva le patologie umane in organiche ed in psico-somatiche, quando invece la PNEI dimostra che ogni patologia è nello stesso tempo psichica e biologica, dal momento che tutto ciò che è psichico influenza lo stato biologico attraverso il sistema immunitario e tutto ciò che è chimico influenza lo stato di coscienza attraverso in particolare lo stesso sistema immunitario, essendo stato dimostrato che le citochine, proteine prodotte dalle cellule immuni, hanno effetti non solo immunitari, ma neuro-psichici ed endocrini (1).

Le conoscenze rese possibili dalla PNEI hanno consentito inoltre di rivisitare l’intera cultura umana nel suo divenire storico, individuandone i limiti dovuti a pregiudizi mentali ed in definitiva ad una non conoscenza scientifica, dal momento che laddove non vi è conoscenza scientifica si infiltra ogni tipo possibile di moralismo. E sono state fondamentalmente due le scoperte della PNEI, che inducono inevitabilmente un ripensamento generale di tutta la cultura umana, prospettandone una rivoluzione totale ad ogni livello, fisico, psichico, filosofico e teologico-spirituale (3):

  • la biologia umana è strutturata dal Piacere dell’Amore e per il Piacere e l’Amore: questo è dimostrato dal fatto che lo stress, l’ansia e la depressione, quindi tutto ciò che è espressione dell’inconscio, induce immunodepressione e predispone al cancro ed alle turbe mentali, mentre tutto ciò che amplifica il piacere ed espande la coscienza spirituale stimola il sistema immunitario ed è già in se prevenzione primaria dei tumori;
  • la psico-biochimica del Piacere è identica a quella dell’Espansione di coscienza, il cosiddetto effetto psichedelico: il piacere, in particolare quello sessuale, e l’espansione spirituale della coscienza sono mediati dall’asse neuro-endocrino costituito dal sistema cerebrale cannabinergico, dalla ghiandola pineale e dai neuroni a specchio.

All’opposto lo stress e la depressione sono mediati dall’asse costituito da sistema oppioide cerebrale, ipofisi e surrene.
Il sistema oppioide, filogeneticamente più antico, presiede all’adattamento delle specie viventi, mentre il sistema funzionale cannabinergico-pineale presiede alla evoluzione delle specie, che nel caso dell’umanità diviene evoluzione dell’auto-coscienza, con progressiva riduzione della percentuale di inconscio presente in ogni individuo.

La PNEI si viene così a porre ad unico sapere in grado di ricomporre l’unità non solo fra le diverse specializzazioni mediche, né solo fra medicina e psicologia, ma addirittura fra scienze biologiche e filosofico-teologiche. Date le sue implicazioni antropologiche, l’elaborazione di una PNEI quale nuovo sapere umano esige pertanto un ben determinato modello antropologico ed all’interno delle numerose correnti psicologiche quella più affine e compatibile con le evidenze della PNEI. Il modello antropologico a fondamento della PNEI è quello dell’essere umano quale unità di una trinità di corpo chimico-biologico, psiche e coscienza spirituale. Ed il tipo di Psicologia più affine alla PNEI non può essere che la Psicanalisi Freudiana, rispetto alla quale la PNEI non ha fatto altro che dimostrare le basi chimiche dei due principi ontologici costitutivi dell’Eros, quindi del Piacere e dell’Amore, e della Thanatos, vale a dire della conflittualità psichica che porta alla morte della coscienza.

Malgrado le sue evidenze sperimentali, nel suo divenire storico la PNEI è rimasta fondamentalmente una disciplina medica sperimentale di laboratorio, anziché investire la Clinica e farla evolvere sia nelle sue conoscenze patogenetiche delle diverse malattie umane ancora incurabili che nella cura delle stesse. Non solo, ma anche a livello puramente sperimentale, la PNEI si è ridotta il più delle volte ad essere uno studio delle relazioni psico-neuro-endocrine dello stress e della depressione, anziché del piacere e dell’amore, e per quanto riguarda lo stato di coscienza, al solo studio degli stati di riduzione della coscienza anziché di quelli espansionali della coscienza, escludendo di conseguenza lo studio della pineale e del sistema cannabinergico, ragion per cui qualunque disciplina medica che si presenti come disciplina PNEI, in realtà non lo è se non comprende anche lo studio della ghiandola pineale e del sistema cerebrale cannabinergico.

PATOLOGIE CURABILI CON LA PNEI

Le terapie PNEI non si prefiggono di sostituirsi alle terapie mediche classiche, né essere una alternativa ad esse, ma di migliorarne l’efficacia, ridurne l’eventuale tossicità e porsi a possibile cura di fronte ad un fallimento di tutte le terapie standard, cioè nel caso in cui il paziente si senta dire che non esistono più terapie curative, ma solo palliative dei diversi sintomi.

La PNEI dimostra all’opposto l’inseparabilità fra terapie curative e palliative, dal momento che i sintomi di una data patologia dipendono proprio dalla sua non cura. Tutte le malattie sistemiche, vale a dire patologie tumorali, auto-immunitarie e psichiatriche, si sono rivelate essere malattie PNEI, cioè patologie conseguenti ad una progressiva alterata funzionalità delle relazioni fra sistema nervoso, endocrino ed immunitario (1).

Ne consegue che la tipica terapia PNEI è quella rivolta alla cura delle malattie sistemiche. I risultati clinici maggiori riguardano l’Oncologia Medica, nella quale la terapia anche solo con i principali ormoni anti-tumorali della pineale, vale a dire la MLT, la 5-MTT e la PNL (5,6), già costituisce una effettiva terapia neuro-endocrina dei tumori umani (6), economica, priva di tossicità biologica e proponibile anche a pazienti con neoplasia disseminata ed aspettativa di vita di alcune settimane, in grado di aumentare la sopravvivenza a 3 anni in circa il 10% dei pazienti con neoplasia solida considerata non più curabile dall’attuale Oncologia Medica, ragion per cui l’avviare un paziente oncologico alle sole terapie palliative, oltre ad essere un atto di scarsa umanità, a livello clinico è semplicemente un atto dovuto a mancanza di conoscenze PNEI.

Il fondamento razionale della terapia neuro-endocrina dei tumori con i tre principali ormoni anti-cancro della pineale, cioè MLT, 5-MTT e PNL in relazione al fotoperiodo, somministrando MLT di notte, 5-MTT nel primo pomeriggio e PNL alla sera, è semplicemente quello di correggere la progressiva perdita della funzionalità endocrina pinealica con il procedere della neoplasia, ragion per cui il deficit pinealico costituisce il principale difetto endocrino delle malattie neoplastiche (2-4), oltre a sfruttare farmacologicamente le loro proprietà anti-tumorali.
I meccanismi attraverso cui gli ormoni pinealici svolgono azione anti-tumorale sono complessi, ma comprendono sia un’azione diretta anti-proliferativa sulle cellule neoplastiche che una stimolazione della risposta immunitaria anti-cancro, stimolando quella linfocitaria ed inibendo quella cronica infiammatoria immunosoppressiva mediata dal sistema macrofagico.
Gli ormoni pinealici hanno inoltre importanti effetti palliativi nei pazienti oncologici ed in particolare si sono dimostrati efficaci nella cura dei seguenti sintomi della malattia tumorale (7): cachessia, astenia, depressione, anoressia, piastrinopenia, neuro-tossicità e cardio-tossicità da chemioterapia.

Più controversi sono i risultati nella cura delle malattie auto-immuni. La MLT sembra essere utile nella cura delle malattie infiammatorie intestinali, quindi colite ulcerosa e morbo di Chron, in alcune forme di Lupus sistemico, nella sclerosi multipla, se non altro per il suo effetto anti-spastico e neuro-trofico, mentre può essere contro-producente nell’artrite reumatoide (8).
In ogni caso, va detto che il fatto che la MLT sia immuno-stimolante, questo non significa che in assoluto sia contro-indicata nelle malattie auto-immuni, essendo presente in esse già una eccessiva attività immunitaria, dal momento che la MLT stimola in particolare l’immunità cellulo-mediata, come è quella anti-tumorale, mentre le malattie auto-immuni sono dovute per lo più ad eccessiva immunità umorale, quella anticorpo-secernente.

La terapia PNEI delle malattie auto-immuni propone comunque l’impiego dei cannabinoidi e questo come razionale sulla base dell’effetto inibitorio dei cannabinoidi sulla produzione di IL-17, che gioca un ruolo fondamentale nella induzione della risposta immuno-infiammatoria responsabile della patogenesi delle auto-immuno-patie (9). In ambito psichiatrico-neurologico (2), è stato dimostrato che alcune forme di depressione sono dovute a deficit della pineale, cui corrisponde una aumentata attività surrenalica. Deficit pinealico è stato anche dimostrato nella evoluzione cronica della schizofrenia e nell’autismo.

Infine, le stesse patologie neuro-degenerative, ivi compresi il morbo di Parkinson ed il morbo di Alzheimer, dovute ad esaltata attività infiammatoria da parte delle cellule gliali e ad una conseguente attivazione eccessiva del sistema glutamergico, in particolare del sub-recettore NMDA (N-Metil-D-Aspartato), in grado di indurre morte neuronale, sarebbero almeno in parte dovute a deficit pinealico e trarrebbero beneficio con una terapia a dosi farmacologiche di ormoni pinealici in associazione a cannabinoidi, sulla base del loro effetto neuro-trofico ed anti-infiammatorio, esercitato sia dagli ormoni pinealici che dai cannabinoidi.

L’impiego degli ormoni pinealici e dei cannabinoidi in Psichiatria è giustificato dal fatto che MLT, 5-MTT e PNL sono accomunati dal fatto di essere in grado di modulare gran parte delle diverse vie di neurotrasmissione. La MLT agisce inoltre su recettori specifici di membrana, detti MT-R1 e MT-R2, mentre non è noto se la 5-MTT e la PNL abbiano anche loro recettori specifici. Infine va detto che il 5-MTP, stimolando esso la concentrazione mentale e rendendo la persona più presenta a se stessa, potrebbe essere utile nel recupero delle varie forme di tossico-dipendenza, sia essa da oppiacei o da alcool.

Dato il ruolo centrale della pineale nella PNEI non solo nella cura, ma anche nella patogenesi delle varie malattie umane sistemiche, la valutazione della funzionalità endocrina della pineale, quanto meno della secrezione di MLT, su sangue o dosando a livello urinario il suo metabolita principale, la 6-sulfatossi-melatonina (6-MTS) (2), dovrebbe essere inclusa di ruotine nelle indagini cliniche di patologie quali il cancro, le auto-immunopatie e le patologie neuro-psichiatriche, dal momento che il progressivo calo nei livelli notturni di MLT costituisce uno dei segni più precoci del subentrare di patologie gravi, quali la depressione e le patologie tumorali (2).

 

BIBLIOGRAFIA

1. Antony MH. Psychoneuroimmunology of cancer. Brain Bwehv Immunol 17:84-91,2003.
2. Brzezinsky A. Melatonin in humansd. N Engl J Med 336: 186-195, 1997.
3. Lissoni P. The pineal gland as a central regulator of cytokine network. Neuroendocrinol Lett 20: 343-349, 1999.
4. Maestroni GJM. The immunoneuroendocrine role of melatonin. J Pineal Res 14:1-10,1993.
5. Millis E, Wu P, Seely D, Guyatt G. Melatonin in the treatment of cancer. J Pineal Res 39:360-366, 2005.
6. Lissoni P, Rovelli F. A review on cancer progression-related pineal endocrine deficiency: possible mechanisms and clinical applications. Endocrinol Metab Syndr 5: 3-6, 2016.
7. Lissoni P: Is there a role for melatonin in supportive care? Supp Care Cancer 10:110-116, 2002.
8. Lardone PJ, Sanchez NA, Rodriguez AR, Guerrero JM, Vico AC. Multiple facets of melatonin in immunity: clinical applications. In: Melatonin and Melatoninergic Drugs in Clinical Practice. V. Srinivasan et al. (eds), Springer India 2014, pp 117-141.

 

 

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