L’influenza della spiritualità sull’efficacia delle terapie anticancro

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L’influenza della spiritualità sull’efficacia delle terapie anticancro con agenti antitumorali naturali, in pazienti con tumore metastatico, incurabile.

 

Le recenti scoperte sull’esistenza di agenti anticancro naturali, che provengono dalle piante – come ad esempio Aloe, Mirra e Magnolia, o dal corpo umano, cioè gli ormoni pineali – hanno consentito di elaborare nuove combinazioni terapeutiche naturali che è possibile unire alle cure palliative normalmente utilizzate durante le terapie per il cancro.

Poiché il cancro è una guerra biologica tra un ospite umano e una massa tumorale generalmente considerata inconscia, è ovvio che la prognosi della malattia neoplastica può dipendere sia dalle caratteristiche del tumore, sia dalla identità psicobiologica dei pazienti.

Le caratteristiche del tumore riguardano l’istologia, l’estensione della malattia, il grado biologico ed eventuali mutazioni genetiche delle cellule cancerogene.
L’identità individuale del singolo malato di cancro, invece, include il loro grado di consapevolezza, il comportamento psicologico, lo stile di vita ma anche e principalmente la loro condizione immunitaria, endocrina e neuroendocrina, insieme alla loro condizione clinica [1].
Fino ad alcuni anni fa, le malattie umane erano principalmente considerate legate a motivi organicistici o psicosomatici.
Al contrario, con i progressi nell’ambito della psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), si è compresa l’influenza dello stato psicospirituale del paziente sul corpo biologico, non solo attraverso il sistema nervoso ma anche attraverso complesse interazioni nervose, neuroendocrine e endocrine con le cellule immunitarie. Queste cellule, dopo la loro attivazione, possono a loro volta interagire con il sistema nervoso ed endocrino rilasciando proteine immunomodulanti – le cosiddette citochine –  che sono anche in grado di esercitare effetti neuroendocrini, rilasciando complessi circuiti feed back tra il sistema immunitario e il sistema neuroendocrino [2].

 

Sempre fino a pochi anni fa – e, in realtà ancora oggi per molti ricercatori – la spiritualità è stata semplicemente considerata solo come una parte dell’aspetto psicologico degli esseri umani. Solo recentemente alcuni studi clinici preliminari hanno evidenziato come la spiritualità sia una condizione diversa, sia dalla psicologia sia dalla religione. [3]

 

La psicologia rapresenta l’analisi della vita emotiva, che ha la sua matrice energetica nella sessualità. Mentre la spiritualità riguarda la realtà di diversi stati di coscienza.
Secondo la definizione risportata nella letteratura [4], la spiritualità è la ricerca del senso della vita, mentre la religione è un insieme di credenze e pratiche rituali che si collocano all’interno di istituzioni religiose ben definite, quindi rappresenta semplicemente uno dei modi possibili per realizzare la propria spiritualità, anche se normalmente segue uno specifico modo di vivere la dimensione spirituale.

 

Quindi, la spiritualità individuale può essere realizzata attraverso la stessa religione o altre esperienze mistiche, e non è un semplice insieme di emozioni ma costituisce uno stato di coscienza.
Inoltre, secondo gli studi PNEI [5], sia le emozioni sia gli stati di coscienza richiedono una ben definita mediazione psiconeuroendocrina.

Pertanto, da un punto di vista clinico, i due principali problemi riguardano l’identificazione di metodi adeguati per analizzare non solo il profilo religioso dei pazienti, ma anche la loro sensibilità spirituale, così come anche eventuali parametri sanguigni biochimici che riflettono lo stato psicologico e spirituale del paziente e l’influenza dello stesso sul corso clinico della malattia neoplastica.

Tuttavia, molti degli studi condotti fino ad ora sono stati generalmente limitati al’analisi dell’influenza della religione sui pazienti affetti da cancro.

In ogni caso, anche se limitate all’analisi dell’influenza della religione sulla prognosi del cancro, i risultati preliminari clinici sembrano indicare che il supporto della religione può portare un aumento nel tempo di sopravvivenza di pazienti con cancro in stadio avanzato e che migliora la loro condizione clinica, anche se attraverso meccanismi ancora sconosciuti. [3,4].

I recenti progressi nelle conoscenze in ambito PNEI hanno dimostrato che le risposte immunitarie in vivo sono fisiologicamente sotto il controllo psicoendocrinomodulatorio [6,7], che rappresenta la mediazione biochimica dello stato spirituale e psicologico dei pazienti. Di conseguenza è possibile avanzare l’ipotesi per cui la condizione spirituale possa influenzare il corso clinico della malattia neoplastica e l’efficacia di diverse terapie antitumorali, andando a stimolare il sistema immunitario e pilotandolo in un modo antitumorale attraverso l’attivazione di ben definiti circuiti psiconeuroendocrini [8].

 

Inoltre, è stato considerato che fino a circa 20 anni fa, quasi tutte le analisi scientifiche nell’ambito oncologico si limitavano all’identificazione di possibili sostanze cancerogene in natura: o molecole endogene, come ad esempio estrogeni o androgeni; oppure sostanze extrogene, capaci di indurre la trasformazione maligna.
Al contrario, scoperte più recenti hanno dimostrato l’esistenza di diverse piante antitumorali che contengono molecole anticancro ben caratterizzate.  In particolare si tratta di Aloe Emodina da Aloe [9], Guggulsterone da Mirra [10], Honokiolo dalla Magnolia [11]. Hanno anche dimostrato, in modo più sorprendente, l’esistenza di molecole endogene anticancro che sarebbero responsabili della resistenza naturale immunobiologica contro l’insorgenza e la crescita del cancro, e che sono principalmente prodotte dalla ghiandola pineale, in particolare la melatonina (MLT) [12] e 5-Metossitriptamina (5 MTT) [13], e il gruppo di beta-carbolines [14].
Tutti questi agenti anticancro naturali non hanno una tossicità significativa. Quindi, l’esistenza di agenti anticancro sia endogeni sia estrogeni con una totale mancanza di tossicità biologica ma con proprietà ben note antitumorali, giustificherebbe il loro impiego nell’oncologia medica, in un tentativo di realizzare un legame tra terapie semplicemente palliative e terapie curative, poiché molti agenti anticancro naturali, secondo la PNEI, potrebbero portare sia effetti palliativi che curativi sulla progressione del cancro, almeno in termini di tempo di sopravvivenza.
Anche se siamo ancora all’inizio degli studi per comprendere i meccanismi psicochimici responsabili della mediazione dell’influenza della fede spirituale sul corso clinico delle malattie neoplastiche, i recenti progressi nell’ambito PNEI hanno dimostrato la possibilità di modulare il sistema immunitario, inclusa l’immunità anticancro, agendo sulla regolazione neuroendocrina.
Inoltre, sempre in accordo con le scoperte in ambito PNEI che hanno dimostrato l’effetto stimolatorio sia della sensibilità spirituale sia quella del piacere, e un effetto inibitorio dello stress e depressione sull immunità anticancro, è probabile che l’efficacia aumentata delle terapie con gli agenti anticancro naturali e il tempo di sopravvivenza prolungato ottenuto in pazienti con prove di fede spirituale possa essere principalmente dovuta ad un incremento della potenza della reazione immunitaria contro la crescita del cancro [17 – 19].

Uno studio suggerisce anche che la presenza di una vera fede spirituale sia relativamente indipendente dall’adesione ad un tipo di fede religiosa specifico, quindi questo rappresenterebbe una variabile individuale che non dipende da comportamenti esterni, come pratiche religiose, e confermerebbe le osservazioni di autori precedenti, che hanno considerato religione e spiritualità come differenti condizioni umane.
Se studi successivi confermeranno la possibilità di prolungare il tempo di sopravvivenza e migliorare lo stato clinico di pazienti con cancro metastatico, per cui non è più disponibile nessun’altra terapia tradizionale, con la somministrazione di molecole naturali anticancro endogene ed esogene, la considerazione della variabile della fede individuale potrebbe portare a predire la il grado di efficacia delle cure naturali stesse, così come  delle terapie tradizionali anticancro in base ai diversi istotipi e estensioni della malattia.

 

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